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Nikkor AF-S 18-200mm f/3.5-5.6G IF-ED DX VR II, lo zoom delle meraviglie

Oltre 11x di escursione focale, da 76° a 8° di angolo di campo, sistema VR II di seconda generazione, motore SWM, lenti ED, elementi asferici e messa a fuoco interna. Sono queste le chiavi del successo di un'ottica versatile che aspetta solo di essere provata ed apprezzata. Difficile resistergli ... ma entriamo nel dettaglio dei test effettuati da Nital ...

Premessa

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Lo Zoom Nikkor AF-S 18-200mm f/3.5-5.6G IF-ED DX VR II è un obiettivo che fin dalla sua presentazione ha fatto parlare di sé. Si tratta di uno zoom con escursione focale pari a 11,1x ottico che corrisponde nel formato 35mm a un 27-300mm, un range di focali tra le più utilizzate nella fotografia generica, di paesaggio, di viaggio e reportage ma estremamente utile anche per matrimoni, ritratti e foto naturalistica, senza dimenticare la possibilità di qualche scatto al limite della macrofotografia grazie alla messa a fuoco minima di 50cm a tutte le focali che permette un rapporto d'ingrandimento massimo, alla focale di 200mm, pari a 1:4,5.
L'obiettivo infatti copre un angolo di campo compreso tra i 76° e gli 8° della focale massima.

A tutto questo non bisogna poi dimenticare la presenza del sistema di riduzione delle vibrazioni VR II di seconda generazione che porta, secondo il metodo di misurazione Nikon, a 4 stop il limite di scatto con tempi lenti utilizzabili senza il pericolo del mosso (invece dei 3 stop delle versioni precedenti).

Il progetto di quest'ottica è stato ottimizzato per l'impiego con le recenti reflex digitali, lo testimonia il logo DX che appare sul barilotto a fianco della finestrella delle distanze di messa a fuoco. Non è quindi utilizzabile sui corpi a pellicola anche se potrebbe risultare meccanicamente compatibile. Il cono di luce generato dalle ottiche DX è infatti limitato alla copertura del formato dei sensori DX, e procurerebbe delle vistose vignettature se utilizzato su formati più grandi.

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Lo Zoom Nikkor AF-S 18-200mm f/3.5-5.6G IF-ED DX VR II, a dispetto dell'elevato
range di focali coperto, ha dimensioni piuttosto contenute e non di molto
superiori a quelle del classico obiettivo 18-70mm f3.5-4.5G ED-IF AF-S DX,
ma con possibilità creative decisamente superiori

Già questi tre aspetti lo renderebbero un obiettivo estremamente interessante, ma quest'ottica non si ferma qui. Lo schema ottico è composto da 16 lenti in 12 gruppi. Due lenti sono in vetro ED per minimizzare l'aberrazione cromatica, soprattutto nelle focali più lunghe e altre tre mostrano una lavorazione asferica per correggere le imperfezioni visibili a bordo del fotogramma alle aperture maggiori (coma, astigmatismo, ecc..) e tenere sotto controllo la distorsione al variare della focale. Tutte le 16 lenti di questo obiettivo sono state trattate con il sofisticato trattamento antiriflesso multistrato SIC.

La messa a fuoco, di tipo interna (IF), è gestita da un silenzioso motore ad ultrasuoni SWM ma può essere corretta a mano in qualsiasi momento grazie al dispositivo M/A. Come in tutti gli obiettivi della serie AF-S, la ghiera di messa a fuoco manuale non ruota quando è in azione il motore AF e anche la lente frontale rimane fissa sia durante le operazioni di focheggiatura che di zoomata. Ciò facilità quindi l'impiego di filtri polarizzatori.
Il diaframma, pur composto da sette lamelle, grazie alla particolare forma arcuata delle stesse, mantiene una rotondità quasi perfetta anche ai valori di diaframma più alti (chiusi), migliorando sensibilmente la piacevolezza dello sfocato, da sempre un tallone d'Achille per le ottiche zoom. Il paraluce è ottimizzato per la focale più corta dello zoom, ma grazie alla forma a tulipano consente un valido aiuto al contenimento dei riflessi e delle luci parassite anche alle focali più lunghe.

Arrivati a questo punto si sarà immaginata un'ottica lunga oltre 20cm e pesante svariati chilogrammi…niente di più sbagliato: tutto quello che abbiamo visto fino adora è racchiuso in un barilotto di soli 77mm x 96.5mm, per un peso complessivo di poco più di 550g. Potenzialità della tecnologia moderna.

Tecnologie raffinate

Lo Zoom Nikkor AF-S 18-200mm f/3.5-5.6G IF-ED DX VR II incorpora le più sofisticate tecnologie sviluppate da Nikon negli ultimi anni. E' un obiettivo che racchiude il meglio di quanto il produttore giapponese può offrire al momento al fotoamatore evoluto
o al professionista. Di seguito una breve rassegna dei punti che rendono unico
questo obiettivo e concorrono alla creazione di un'ottica veramente performante.


SIC (Super Integrated Coating)

Nikon utilizza un esclusivo trattamento antiriflesso multistrato sulle lenti per aiutare a ridurre le immagini fantasma e i flare ad un livello trascurabile.
Il trattamento SIC opera su un range di lunghezze d'onda più ampio rispetto ai trattamenti standard, migliorando sensibilmente il bilanciamento cromatico. Questo sistema offre i migliori risultati con gli obiettivi dotati di un numero rilevante di lenti, come appunto lo zoom Nikkor AF-S 18-200mm f/3.5-5.6G IF-ED DX VR II. Lo speciale trattamento inoltre è calcolato per offrire le massime prestazioni con il tipo di lente e di vetro utilizzato, affinché l'insieme del gruppo ottico mostri il classico bilanciamento cromatico tipico delle ottiche Nikkor.


ED (Extra Low dispersion)

Nikon ha sviluppato lenti ED per progettare obiettivi con una nitidezza superiore e una migliore correzione cromatica, minimizzando le aberrazioni cromatiche che affliggono gli obiettivi di lunga focale. L'aberrazione cromatica si presenta come una dispersione di colore che avviene quando i raggi di luce di varie lunghezze d'onda attraversano un vetro ottico. Si tratta di un problema fisiologico degli obiettivi a lenti. In passato la correzione di questo problema richiedeva l'utilizzo di sistemi ottici speciali basati anche su cristalli a dispersione anomala come quelli alla fluorite di calcio che, tuttavia, è sensibile ai cambiamenti di temperatura, è igroscopica e tende a scheggiarsi facilmente. La soluzione sviluppata da Nikon si basa invece sui vetri ED che offrono i benefici dei cristalli alla fluorite di calcio, ma senza i limiti che la contraddistinguono. Dall'introduzione dei primi vetri ED, Nikon oggi ha la possibilità di utilizzarne diversi modelli, sviluppati con caratteristiche ottiche diverse tra loro, per meglio adattarsi ai molteplici schemi ottici degli obiettivi


ASP (Aspherical lens element)

Nikon ha introdotto il primo elemento ottico asferico già nel lontano 1968. L'utilizzo di lenti con superficie asferica consente di ridurre, fino ad eliminare, alcuni problemi di ottica come il coma o altre aberrazioni visibili ai bordi dell'immagine soprattutto ai diaframmi più aperti. Inoltre le lenti asferiche sono particolarmente indicate per ridurre la distorsioni nelle ottiche grandangolari oltre a semplificarne il progetto ottico, consentendo in questo modo la progettazione di ottiche più piccole, leggere e con schema ottico semplificato, ma di elevata qualità ottica. Attualmente Nikon impiega tre distinte tipologie di lenti asferiche, costruite con procedimenti diversi in base all'obiettivo a cui verrà abbinata.


IF (Internal Focusing)

La messa a fuoco avviene spostando le lenti dell'obiettivo verso l'esterno man mano che si vuole mettere a fuoco un oggetto posto più vicino dell'infinito. La soluzione utilizzata da Nikon prevede invece il solo spostamento di un gruppo di lenti interne all'obiettivo. Ciò permette di non modificare il bilanciamento dell'ottica durante le fasi di focheggiatura e rendere quest'ultima anche molto più veloce sia in manuale che tramite l'Autofocus della fotocamera.


D (Distance information)

Gli obiettivi "D" informano la fotocamera della reale distanza soggetto/fotocamera ricavata dal sistema AF per permettere di utilizzare alcune funzioni evolute come il sistema esposimetrico Color Matrix 3D e l'utilizzo del flash in modalità Multi-Sensor Balanced Fill-Flash.


G (Type G)

Come gli obiettivi "D", anche i modelli G informano la fotocamera della reale distanza soggetto/fotocamera ricavata dal sistema AF ma si distinguono da questi ultimi per l'assenza della ghiera meccanica del diaframma in prossimità dell'innesto a baionetta. Gli obiettivi G possono essere utilizzati solamente dalle fotocamere che consentono il controllo elettrico del diaframma (tutte le DSLR e le più recenti reflex a pellicola, ricordiamo che il 18-200 VR non è compatibile con le fotocamere a pellicola).


SWM (Silent Wave Motor)

Questa sigla identifica gli obiettivi dotati di sistema di messa a fuoco basata su speciali motori incorporati nell'ottica che permettono di muovere in maniera silenziosa, precisa, veloce e con limitata inerzia il gruppo ottico dedicato alla focheggiatura. Gli obiettivi dotati di questo sistema si identificano anche per la presenza della sigla AF-S incisa in oro sul barilotto.


M/A (M/A mode)

Tutti gli obiettivi AF-S possono essere utilizzati nella modalità di messa a fuoco M/A, che permette di passare istantaneamente dalla modalità autofocus a quella manuale senza ritardi, anche durante le operazioni di messa a fuoco automatica e senza curarsi della modalità di messa a fuoco automatica prescelta.


VR (Vibration Reduction)

Questo innovativo sistema di riduzione delle vibrazioni minimizza l'effetto del mosso causato da involontari movimenti impressi dal fotografo alla fotocamera durante lo scatto decentrando, in senso opposto al movimento, un gruppo di lenti apposite. I primi sistemi proposti da Nikon garantivano un guadagno di circa tre stop. La seconda generazione, montata per la prima volta sul Nikon 18-200mm f/3.5-5.6G IF-ED AF-S VR DX porta il guadagno a circa 4 stop. Entrambe le versioni riconoscono automaticamente l'inizio di una foto scattata in panning –dove il movimento di spostamento lineare impresso alla fotocamera è volontario - e disabilitano la correzione sull'asse interessato. Le più recenti versioni VR II non cambiano il logo identificativo che resta indicato sul barilotto con la dicitura VR.


DX

La sigla DX identifica tutti gli obiettivi Nikkor sviluppati appositamente per coprire l'area del sensore nel formato DX delle reflex digitali. Lo sviluppo dedicato al formato più piccolo ha permesso di ridurre peso e dimensioni, a parità di focale, luminosità e contemporaneamente ottimizzare lo schema ottico per le massime prestazioni con i sensori digitali. Sebbene siano meccanicamente compatibili, Nikon sconsiglia l'utilizzo delle ottiche DX sui corpi a pellicola 35mm perché il più ristretto cerchio di copertura procurerebbe una conseguente ed inevitabile mancata copertura dei bordi.

Sul campo: la rivincita della focale variabile

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Un obiettivo a focale variabile permette di trovare la migliore inquadratura
possibile per il soggetto prescelto grazie alla possibilità di variare
istantaneamente l’angolo di campo fino al raggiungimento del risultato
ottimale secondo i gusti del fotografo. Da notare anche la perfetta correzione
della distorsione, un elemento spesso difficile da eliminare negli zoom con un’escursione focale molto ampia; tuttavia grazie alle potenzialità del software
Nikon Capture NX, è stato possibile recuperare completamente la leggera
percentuale di distorsione fisiologica presente nel Nikon
18-200mm f/3.5-5.6G IF-ED AF-S VR DX

Abbiamo visto fino ad ora gli aspetti tecnologici e tecnici che caratterizzano quest’ottica, ma niente può sostituire una prova sul campo reale che permetta di mettere davvero in luce aspetti positivi ed eventuali caratteristiche poco convincenti. Prima di iniziare questo cammino assieme, mi sembra d’obbligo che mi presenti, fotograficamente parlando, in modo che eventuali mie frasi o commenti possano essere letti nella maniera più opportuna, senza fraintendimenti.

Fotografo da oltre 20 anni e per vari motivi, tra cui sia il lavoro che i miei hobbies correlati alla fotografia, mi hanno indotto sempre ad orientarmi verso ottiche di elevata qualità e di indiscutibile robustezza. Non è un caso infatti se nel mio corredo, l’unico obiettivo zoom che sia riuscito a trovare spazio, sia stato l’ottimo Nikon AF 35-70mm f/2.8, un’ottica qualitativamente di spicco ma la cui estensione focale di soli 2x lo rende molto più simile ad un’ottica fissa che a uno zoom! Non nascondo neanche la mia titubanza quando, quasi un anno fa, misi le mani per la prima volta su questo obiettivo. Nelle mie convinzioni ormai era chiaro che nessuno zoom, soprattutto con un’escursione focale tanto ampia, potesse offrirmi una qualità nemmeno avvicinabile alla mia selezione di ottiche fisse che uso da anni nei campi più disparati: ritrattistica, fotografia sportiva, macrofotografia, paesaggio e astronomia.

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Un controluce difficile, con differenze di illuminazioni marcate e contrasti elevati.
Lo zoom Nikon 18-200mm f/3.5-5.6G IF-ED AF-S VR DX ha permesso comunque
di ottenere un’immagine tecnicamente molto valida, senza riflessi parassiti e con
un ottimo dettaglio anche nelle ombre come nelle alte luci.

All’inizio lo alternavo con i miei obiettivi preferiti ma in breve tempo mi accorsi, convertendo i NEF al computer, che gli scatti eseguiti con questo zoom si facevano sempre più numerosi, percentualmente parlando, ed era tutt’altro che facile riconoscere gli scatti eseguiti con lo zoom da quelli ottenuti da obiettivi a focale fissa. Rimasi sorpreso e iniziai ad approfondire la questione. Iniziai così a lasciare a casa sempre più obiettivi, fin quando mi accorsi che questo obiettivo poteva facilmente sostituirmi gran parte del corredo quando la luminosità ottica non risultava indispensabile al contesto, apportando differenze qualitative quasi insignificanti, ma offrendomi un’operatività dimenticata negli anni passati a lavorare con solo ottiche a focale fisse. Insomma: zoom è bello.

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Fotografare con uno zoom significa anche poter sperimentare nuove
inquadrature senza preoccuparsi di dover cambiare spesso l’obiettivo.

L'escursione focale

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Il paraluce si è dimostrato ben dimensionato, proteggendo in maniera efficiente la lente
frontale dell'obiettivo

L'aspetto che più colpisce di questo obiettivo è l'escursione focale pari a 11,1x, in grado quindi di sostituire almeno cinque o sei ottiche a focale fissa.

La focale compresa tra i 18mm e i 200mm, essendo un obiettivo utilizzabile solamente su corpi reflex digitali con sensore nel formato DX, va considerata pari ad uno zoom con un angolo di campo equiparabile ad un 27-300mm nel formato 35mm.
Si tratta quindi di un range di focali tra le più utilizzabili nelle riprese di tutti i giorni e nei campi più disparati, dalla fotografia paesaggistica, ai ritratti o alla caccia fotografica. Ricordo ancora che il Nikon 18-200mm f/3.5-5.6G IF-ED AF-S VR DX permette di variare la focale, senza soluzione di continuità, con una ghiera dedicata sul barilotto.

Le dimensioni dell'obiettivo variano da una lunghezza minima di 97mm alla focale di 18mm a 164mm alla focale massima, due valori comunque sufficientemente contenuti. Il paraluce, a corolla, aggiunge circa 45mm alla lunghezza complessiva dell'obiettivo, ma può essere montato al contrario sull'ottica durante il trasporto per minimizzare l'ingombro, proteggendo nel contempo l'obiettivo.




Di seguito una sequenza centrata sull'Abbazia di Viboldone (MI)

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Focale 18mm
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Focale 24mm
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Focale 35mm
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Focale 50mm
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Focale 70mm
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Focale 135mm
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Focale 200mm

Se ancora non fossero evidenti le potenzialità di un'estensione di focale tanto ampia in un unico obiettivo, questo secondo confronto dovrebbe chiarire ancora meglio il potenziale di questo obiettivo

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La fotografia ripresa alla focale minima dello zoom (18mm),
se da un lato consente di ottenere ampie visioni grazie all'angolo di
campo pari a 76°, permette però solamente di intravedere qualcosa al centro
del fotogramma. Aumentando la focale a 200mm è stato possibile
evidenziare con precisione il cormorano appollaiato su una boa

Il sistema VR
Lo zoom Nikkor AF-S 18-200mm f/3.5-5.6G IF-ED DX VR II incorpora un sofisticato sistema di riduzione delle vibrazioni denominato VR. Si tratta di una particolare tecnologia, presente in questo obiettivo per la prima volta nella versione di seconda generazione "II" che, secondo i sistemi di misurazione Nikon, consente di scattare a mano libera con tempi di scatto fino a quattro volte più lunghi di quelli normalmente possibili con obiettivi tradizionali sprovvisti di stabilizzazione ottica VR. I risultati di stabilizzazione che influenzano esclusivamente il movimento di ripresa e non quello della scena fotografata, possono variare da persona a persona ma facilmente verificabili su tempi di posa che ognuno considera personalmente critici in base alla focale in uso.

Al lato pratico significa poter utilizzare un obiettivo come se avesse una luminosità di quattro stop più elevata; nello specifico, a 200mm f/5.6, questo zoom potrebbe essere equiparato ad un tele con la medesima focale ma con apertura pari a f/1.4! Ovviamente tale luminosità è solo teorica, perché effettivamente l'obiettivo rimane un f/5.6 alla massima focale, ma grazie al sistema di riduzione delle vibrazioni si può, con alcune precauzioni, scattare con tempi lenti, senza che il mosso rovini irrimediabilmente la posa. E' bene ricordare nuovamente che un obiettivo stabilizzato, potrà unicamente ridurre le vibrazioni generate dal fotografo durante lo scatto, e non gli eventuali movimenti del soggetto. Questo aspetto ci aiuta a comprendere che sarà più facile ancora adottare obiettivi stabilizzati per fotografare con tempi lenti quando si desidera "congelare" volontariamente, in un singolo fotogramma, un significativo movimento.

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Andrea Persegoni, in arte "Xse", cantante degli H24.
L'utilizzo di un obiettivo stabilizzato non consente di "bloccare"
i movimenti del soggetto; tuttavia si può sfruttare questa caratteristica
a proprio vantaggio, ai fini creativi.


Il seguente confronto mostra quanto il sistema VR possa effettivamente aiutare in condizioni di ripresa a mano libera al limite del mosso.

VR OFF
VR ON
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1/15s a 70mm circa (eq 105mm) 1/15s a 70mm circa (eq 105mm)
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Particolare ingrandito Particolare ingrandito

I risultati ottenuti confermano i dati di targa offerti da Nikon. In condizioni di ripresa standard è possibile raggiungere un guadagno pari ad almeno tre stop senza particolare difficoltà. Se si ha inoltre l'accortezza di adottare una postura di ripresa adeguata, impugnando saldamente la fotocamera e scattando sfiorando dolcemente il pulsante di scatto, allora è possibile raggiungere i medesimi risultati con un ulteriore stop di guadagno. La costanza dei risultati di stabilizzazione ottica VR sarà tanto più marcata se durante la posa il fotografo mantiene il movimento all'interno dell'escursione di decentramento VR per evitare al sistema, raggiunto il bordo operativo proprio all'atto dello scatto, di dover riposizionare lo schema per proseguire con la nuova stabilizzazione.

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Sul barilotto dell'obiettivo sono presenti tre selettori.
Il primo, partendo dall'alto, consente di disattivare la messa a fuoco automatica, il secondo attiva la funzione VR di stabilizzazione ottica ed, infine, l'ultimo selettore consente di passare dalla modalità normale a quella attiva, utile per le riprese fatte da mezzi in movimento come su barche, auto ecc..

Il sistema VR adottato da Nikon non pregiudica la qualità del risultato in quanto il sistema ottico in movimento durante la stabilizzazione dell'obiettivo, si porta sempre perfettamente in asse un attimo prima dell'effettiva apertura dell'otturatore. Ciò consente una maggiore costanza di qualità ai bordi (se il movimento ancora in atto durante lo scatto non costringe il decentramento ad un forte spostamento laterale) e porta anche ad un altro vantaggio: il sistema VR può intervenire in tutte le direzioni anche durante lo scatto in quanto non verrà quasi mai a trovarsi a fine corsa nei suoi movimenti.

Nikon consiglia di disattivare la funzione VR quando si collega la fotocamera ad un treppiede; dalle mie prove non ho evidenziato controindicazioni a lasciare il sistema attivo, anche se non ho ottenuto neppure vantaggi visibili, per cui il consiglio di disattivarlo durante le riprese effettuate da un supporto stabile permette di risparmiare preziosa energia delle batterie ed evitare possibili errate interpretazioni di movimento.

Panning

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Potrebbe sembrare un controsenso utilizzare un obiettivo stabilizzato per eseguire fotografie con la tecnica del panning, ma in realtà le cose stanno ben diversamente. A differenza di altri sistemi di riduzione delle vibrazioni, la tecnologia utilizzata da Nikon per i propri obiettivi stabilizzati, riconosce automaticamente l'inizio di una ripresa in panning e disattiva la correzione delle vibrazioni sull'asse interessato, mantenendo al contempo attiva invece quella riguardante le vibrazioni con andamento su piano opposto allo spostamento panning. In questo modo il fotografo potrà contare su un valido aiuto anche durante la realizzazioni di immagini di estremo dinamismo senza preoccuparsi di impostare correttamente i parametri sull'obiettivo.

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Ancora una volta, la possibilità di variare la focale è un secondo aiuto per il fotografo sportivo che può riempire l'inquadratura con il soggetto già al momento della ripresa, senza successivi crop in post produzione. Ho provato questo obiettivo in diverse occasioni di panning e posso ritenermi assolutamente soddisfatto dei risultati ottenuti.

Effettivamente il sistema VR ritrovato in versione II apporta un sensibile beneficio anche in queste particolari condizioni di ripresa. Rispetto al primo obiettivo stabilizzato Nikon che provai tempo fa, lo zoom 80-400mm f/4.5-5.6D ED VR AF, non ho riscontrato particolari migliorie in questo campo, ma va considerato che il sistema VR utilizzato su quell'ottica, seppur di prima generazione, per quanto riguardava il panning aveva sfoderato risultati ottimi, e quindi difficili da migliorare.

Ho comunque voluto mettere a confronto qualche ripresa effettuata con il sistema VR sia attivato, sia disattivato, per verificarne effettivamente i reali benefici che riesce ad apportare. Una prova sul panning non può però avere un valore scientifico, in quanto le variabili introdotte dal fotografo tra uno scatto e l'altro non sono controllabili, ma su un campione di oltre un centinaio di scatti eseguiti nelle medesime condizioni mi ha permesso lo stesso di tirare qualche conclusione attendibile.

VR OFF
VR ON
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1/30s 1/30s
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1/60s 1/60s
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1/125s 1/125s
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1/250s 1/250s
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1/500s 1/500s
Ingrandisci Ingrandisci
1/2000s 1/2000s
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1/8000s 1/8000s

Con tempi da 1/500s in su, fino a 1/8000s la presenza del VR è del tutto trascurabile. Il tempo di posa è talmente breve che non si hanno benefici evidenti apportati dal sistema di riduzione delle vibrazioni. Aumentando invece il tempo di posa, il sistema VR diventa via via più efficace.

Nel caso specifico della prova, le immagini riprese ad 1/60s e 1/30s hanno mostrato una percentuale di scatti riusciti del 300% superiore con la funzione VR attivata. Lo zoom Nikon 18-200mm f/3.5-5.6G IF-ED AF-S VR DX consente anche di attivare una particolare funzione di riduzione delle vibrazioni, denominata "Active" utile quando si riprende da una postazione in movimento (elicottero, automobile, ecc…).

Nel ritratto

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Le focali comprese tra i 50 e i 200mm di questo obiettivo sono ideali per la fotografia di ritratto. La possibilità di variare istantaneamente la focale consente di passare da un'inquadratura a figura intera ad un particolare del viso, senza i tempi morti del cambio obiettivo tipico delle focali fisse, un vantaggio quindi non indifferente. Ciò consente anche di non perdere eventuali espressioni interessanti del soggetto fotografato, spesso uniche ed irripetibili.

Lo zoom Nikon 18-200mm f/3.5-5.6G IF-ED AF-S VR DX è perfettamente bilanciato quando lo si utilizza su un corpo reflex digitale come la Nikon D80 o la Nikon D200 e l'autofocus, grazie al motore SWM, svolge il suo compito con estrema rapidità ed in totale silenzio; quest'ultimo aspetto è molto importante per evitare di distrarre il soggetto con rumori o sibili fastidiosi, soprattutto se non è una modella/o professionista.

Di norma non è essenziale un'ottica dalla nitidezza estrema per questo genere di riprese, piuttosto è maggiormente apprezzata una qualità dello sfuocato molto graduale e pastoso difficilmente riscontrabile, però, negli obiettivi a focale variabile. Questo zoom tuttavia, riesce a distinguersi anche in questo campo, grazie all'adozione di un particolare diaframma a sette lamelle la cui forma delle stesse risulta opportunamente arrotondata per garantire una forma maggiormente circolare anche ai diaframmi più chiusi e di conseguenza uno sfuocato armonioso e graduale, molto simile a quello delle migliori ottiche a focale fissa dedicate al ritratto.

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La presenza di sette lamelle leggermente arrotondate migliorano la qualità
dello sfocato, un elemento essenziale nella fotografia di ritratto

Questo zoom si distingue anche per la sua estrema nitidezza, ottenuta alle focali maggiori utilizzando speciali vetri ED (Extra Low dispersion) che riducono, fino quasi ad annullare, qualsiasi residuo cromatico. In talune circostanze occorre intervenire in postproduzione o attivare sulla fotocamera impostazioni di nitidezza consona, per eliminare le imperfezioni della pelle del soggetto ritratto a causa della minuziosa resa dei dettagli di cui è capace questo obiettivo.

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Forti contrasti e riflessi non sono un problema per il Nikon
18-200mm f/3.5-5.6G IF-ED AF-S VR DX.
Lo speciale trattamento antiriflesso multistrato delle lenti SIC
e l'utilizzo di vetri ED e lenti asferiche, hanno consentito ai
progettisti giapponesi di produrre un'ottica
dalla qualità elevata su tutto il range di focali coperto.

Macro da viaggio
La macrofotografia è un mondo affascinante che permette di scoprire una realtà quasi invisibile ad occhio nudo o con gli strumenti abitualmente utilizzati. Nikon ha un'elevata reputazione quando si parla di obiettivi macro, in particolare i Micro-Nikkor, dai primi esemplari degli anni '60 alla recente gamma composta dai Micro-Nikkor AF da 60mm, 105mm e 200mm, si sono sempre distinti come i migliori “pezzi di vetro” per la fotografia a distanza ravvicinata.

Uno zoom, difficilmente può eguagliare i risultati di un'ottica progettata espressamente per un campo specifico, ma può comunque permettere di scattare, all'occorrenza, immagini a soggetti ravvicinati con una qualità comunque più che buona. Il Nikon 18-200mm f/3.5-5.6G IF-ED AF-S VR DX si caratterizza per la messa a fuoco minima a tutte le focali pari a 50cm, un valore riferito ovviamente al piano del sensore e non alla lente frontale dell'obiettivo. Se 50cm per una focale di 18mm non si può definire esaltante per le riprese a distanza ravvicinata, la stessa distanza minima di messa a fuoco utilizzata alla focale di 200mm consente invece risultati di sicuro interesse, grazie al rapporto di ingrandimento raggiungibile pari a 1:4,5.

Ovviamente non si può competere con un obiettivo specifico per macrofotografia capace di raggiungere ingrandimenti pari a 1:1, ma per macrofotografia vagante o per immortalare qualche particolare degno di nota rimane un valido e insostituibile aiuto. Non bisogna neppure dimenticare la possibilità di attivare la funzione VR di riduzione delle vibrazione nelle riprese a distanza ravvicinata, un aiuto insostituibile in molte situazioni da cogliere al volo.

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Anche in macrofotografia questo zoom consente risultati interessanti
se si ha l'accortezza di utilizzarlo alla focale massima, l'unica in grado
di arrivare ad un rapporto di riproduzione pari a 1:4,5.

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Come si può leggere dai dati di ripresa, l'immagine è stata eseguita
con un tempo di scatto pari a 1/180s, un valore normalmente non sufficiente
a garantire un'immagine priva di mosso con una focale di 200mm
(eq. ad un 300mm nel formato 35mm), ma grazie all'attivazione del sistema
VR ho potuto utilizzare un tempo di scatto più lungo
e contemporaneamente chiudere di uno stop il diaframma

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Il particolare ingrandito mostra la buona resa ottica anche a distanza
ravvicinata dello zoom Nikon 18-200mm f/3.5-5.6G IF-ED AF-S VR DX.
Anche con il diaframma chiuso a f/8 la profondità di
campo è limitata a pochi millimetri!

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In macrofotografia occorre fare i conti con la limitata profondità
di campo dettata dalle leggi fisiche dell'ottica. Tuttavia si può cercare
di sfruttare tale caratteristica ai fini creativiper isolare un particolare
d'interesse nell'inquadratura. L'immagine è stata ripresa a 200mm,
con un rapporto di ingrandimento pari a 1:4,5 e con un tempo
di scatto di 1/80s a mano libera con la funzione VR attivata

Uno sguardo nell'infrarosso

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Appena si parla di infrarosso con il digitale, si entra in un mondo ancora in gran parte inesplorato, dove le variabili sono all'ordine del giorno. Utilizzare luce IR significa far lavorare oltre le specifiche sia l'obiettivo che la fotocamera. La luce infrarossa, negli obiettivi a lenti, infatti va a fuoco su un piano leggermente diverso rispetto a quello della luce visibile per cui gli obiettivi sono progettati.

Con ottiche dallo schema ottico semplice, è sufficiente modificare la messa a fuoco per focheggiare correttamente le radiazioni IR, ma negli obiettivi strutturalmente più complessi, lavorare al di fuori del visibile può generare risultati del tutto inattesi soprattutto ed ovviamente, se si opera in autofocus calibrato sul visibile.
Il Nikon 18-200mm f/3.5-5.6G IF-ED AF-S VR DX non dispone della tacca di riferimento per la messa a fuoco in infrarosso e ciò perchè l'ottica non e' stata disegnata specificatamente per l'uso in IR. La corrispondenza di messa a fuoco IR è di norma spostata in avanti rispetto al visibile e quindi, anche operando all’infinito, sarà possibile effettuare delle prove oltrepassando l’infinito in messa a fuoco manuale.

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Il Nikon 18-200mm f/3.5-5.6G IF-ED AF-S VR DX non dispone della tacca
di riferimento per la messa a fuoco in infrarosso. Per riprese IR fatte con la messa a fuoco regolata sul visibile, è consigliabile operare a diaframmi relativamente chiusi per coprire la differenza con la profondità di campo.
Se risulta necessario operare a diaframmi aperti (la tutta apertura è sconsigliata) è opportuno fare degli scatti di prova prima dello scatto finale oppure fare un limitato bracketing di messa a fuoco per scegliere,
a computer, lo scatto più nitido ottenuto nella serie. Evitando il mosso
ed il micromosso, scattando in RAW/NEF+JPG per disporre della qualità RAW, sarà sufficiente verificare il peso dei jpg constatando che quello più pesante, è certamente quello più nitido o comunque più ricco di dettagli (principio semplificato dell’opzione BSS integrata nelle compatte Nikon Coolpix).

Nella storia di Nikon non è difficile scovare obiettivi con qualità ottiche fuori dal comune, come il celebre Micro Nikkor UV 105mm f/4.5, ora fuori produzione, che grazie all'utilizzo di particolari vetri al quarzo poteva gestire le radiazioni comprese tra 220nm e 900nm, ovvero tra l'ultravioletto all'infrarosso. Anche per le ottiche non espressamente dedicate alla fotografia IR, la correzione della messa a fuoco per l'infrarosso non è sempre una costante valida ma può variare da obiettivo a obiettivo in base al disegno ottico specifico utilizzato.

Nel caso specifico del Nikon 18-200mm f/3.5-5.6G IF-ED AF-S VR DX ho fatto alcune prove abbinandolo ad un filtro frontale IR-Pass da 72mm di diametro centrato sulla lunghezza d'onda dei 720nm, in grado quindi di lasciare passare solo una minima parte di radiazione visibile. In questi casi diventa determinante anche la fotocamera utilizzata, in quanto corpi diversi hanno risposte differenti in base al filtro IR-cut montato ed integrato di fronte al sensore.

Le prove sono state effettuate con una Nikon D200 e i risultati possono essere comparati a quelli ottenibili con una D80 o D40, avendo i filtri IR-Cut del sensore digitale del tutto simili in taglio e generazione, mentre le reflex D70, D70s o D50 hanno una diversa filtratura più trasparente alle radiazioni IR ed è possibile quindi che i risultati siano sensibilmente differenti. Operando a diaframmi chiusi e con la D200, l'autofocus misurato dal sensore AF non necessariamente sensibile allo spettro IR, è riuscito a lavorare in modo sufficientemente corretto, anche se ripetendo la messa a fuoco comunque tarata sul visibile, l'obiettivo si fermava in posizioni sempre lievemente differenti. Ho così preferito focheggiare senza filtro, disattivare l'AF e scattare con il filtro IR con la messa a fuoco eseguita sul visibile. Grazie alla focale utilizzata pari a 18mm e al diaframma chiuso a f/11 non ho riscontrato alcun problema di nitidezza.

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L'immagine ripresa a colori in luce visibile

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La medesima inquadratura ripresa però anteponendo all'obiettivo
un filtro IR-Pass da 720nm. Il bilanciamento del bianco è stato calibrato
sul verde della vegetazione

Con tempi veloci la D200 è ovviamente quasi del tutto cieca alle radiazioni IR ma, in giornate soleggiate, ho potuto lavorare con pose di 30” a f/11 e sensibilità pari a 800 ISO. Nelle immagini a colori ho effettuato il bilanciamento del bianco sul verde dell'erba, ottenendo così un effetto surreale che ricorda, nel mio immaginario, le probabili riprese di paesaggi marziani, caratterizzati dal color ambrato del cielo, singolarità propria del pianeta rosso del nostro sistema solare.

Nel complesso lo zoom Nikon 18-200mm f/3.5-5.6G IF-ED AF-S VR DX ha svolto egregiamente il suo lavoro anche in questo settore, pur non spiccando per definizione a causa l’errore di messa a fuoco indotto ma soprattutto ai bordi per il coinvolgimento della curvatura di campo raggiunta. Ho infatti notato che man mano che ci si allontana dal centro del fotogramma, i tre canali RGB andavano via via fuori registro.

Applicando un ridimensionamento specifico per i tre canali si può ridurre sensibilmente il problema. Nel caso specifico ho mantenuto le dimensioni del canale R e scalato rispettivamente al 99,9% e 99,7% il canale G e B. Il risultato così ottenuto ha migliorato la resa complessiva di questo obiettivo anche nell'IR, portandolo ad un valore, per i miei metri di giudizio, più che sufficiente. Da notare, inoltre, che a tutte le focali non compare mai il fastidioso hot spot chiaro che spesso colpisce alcuni obiettivi, rendendoli del tutto inutilizzabili per questo genere di ripresa. Esame IR quindi passato!

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Particolare ingrandito al 200% del bordo in basso a destra dell'immagine precedente.
A sinistra è visibile l'immagine originale in cui si notano i colori sfalsati.
A destra, la stessa immagine dopo la procedura di ridimensionamento dei tre canali, come descritto nel testo. Si nota ancora una certa morbidezza, ma ricordo
che si tratta di un particolare ingrandito al 200% in Photoshop ed è una ripresa effettuata in una lunghezza d'onda fuori specifica per l'obiettivo in questione,
pertanto il risultato è da ritenersi più che accettabile.

Ottica di qualità

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Perfetto contenimento dei riflessi parassiti, assenza di flare malgrado la ripresa
in controluce, nitidezza elevata su tutto il campo, resa dei colori impeccabile
e aberrazioni ottiche sotto controllo; sono questi i principali aspetti positivi dello
schema ottico del Nikon 18-200mm f/3.5-5.6G IF-ED AF-S VR DX

Dopo quasi 12 mesi di scatti effettuati con quest'ottica nelle più disparate situazioni di ripresa posso tranquillamente affermare che la qualità offerta da questo zoom 11,1x è assolutamente elevata. Certo non può competere con le migliori (e comunque più costose) realizzazioni della casa Giapponese come il Nikon AF-D 180mm f/2.8 IF ED, il Nikon AF-D 135mm DC f/2 , il Nikon AF-D 28mm f/2.8 o, ancora, l'eccellente Nikon AF-D 20mm f/2.8, giusto per citare alcune delle migliori ottiche a focale fissa inglobate dal range di focali di questo zoom, ma la versatilità è un'ulteriore plus di questa prestigiosa realizzazione che fa presto dimenticare il leggero gap qualitativo, che rimane comunque avvertibile solo ad un confronto diretto e ad alti ingrandimenti. Ora lascio la parola alle immagini:

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Ripresa effettuata a 200mm con diaframma chiuso
a f/8 e tempo di scatto pari a 1/200s


Il particolare ingrandito a video di 10x del motoscafo dell'immagine
precedente mostra l'elevata nitidezza di cui è capace questo obiettivo.
Da sottolineare la totale assenza di aberrazione cromatica malgrado la lunga
focale utilizzata; merito dei vetri ED utilizzati nello schema ottico

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L'utilizzo di uno schema ottico complesso e moderno, che sfrutta tutte le più raffinate soluzioni tecnologiche, ha permesso di ottenere un livello qualitativo del tutto inatteso per uno zoom con un range di escursione focale pari a 11,1x e un prezzo decisamente abbordabile. Anche sui riflessi “pelati” parzialmente toccati da aspetti di variabili dei sensori, non compare una apprezzabile aberrazione cromatica evidente, neppure nelle zone fuori fuoco, un comportamento degno di un obiettivo di classe elevata

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L'ottimo trattamento antiriflesso multistrato denominato SIC
(Super Integrated Coating) permette di ridurre, fino ad eliminare del tutto,
i problemi di flare o riflessi interni generati dal consistente numero di lenti
(16 in 12 gruppi) che costituiscono lo schema ottico dell'obiettivo

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Chiudendo al massimo il diaframma la nitidezza si riduce a causa
della diffrazione ma è una conseguenza fisiologica a cui non ci si può sottrarre

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Un test che spesso mette in ginocchio anche obiettivi prestigiosi,
consiste nel fotografare il cielo stellato. La puntiformità degli astri che brillano
nel cielo permette di evidenziare un gran numero di aberrazioni poco corrette
negli obiettivi, tra cui: coma, aberrazione cromatica, vignettatura e astigmatismo. Questo zoom ha ottenuto risultati di qualità elevata, superiori anche ad alcune
ottiche fisse; in particolare, a 18mm, ha denotato una perfetta correzione dell'astigmatismo e del coma anche a bordo del fotogramma, un settore
notoriamente difficile da correggere, soprattutto negli zoom grandangolari.

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A voler trovare un punto critico a questo zoom, si potrebbe citare la vignettatura, presente e abbastanza visibile sia a 18mm che a 200mm. Questo aspetto può essere tuttavia facilmente corretto attraverso il potente software Nikon Capture NX,
come mostrato nelle due immagini


Scheda Tecnica

Nikon 18-200mm f/3.5-5.6G IF-ED AF-S VR DX
Schema ottico: 16 lenti in 12 gruppi – 2 elementi ED e 3 lenti asferiche
Angolo di campo: da 76° a 8°
Minima distanza dichiarata di messa a fuoco:
0,5m a tutte le focali
Diametro filtri: 72mm
Dimensioni: 77mm x 96.5mm (D x L)
Peso: 560g
Caratteristiche aggiuntive:
sistema VR di seconda generazione II, messa
a fuoco SWM, paraluce


Un obiettivo per tutti?

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La grossa lente frontale (diametro filtri pari a 72mm)
è protetta da un paraluce a corolla ben sagomato

Arrivati a questo punto ci si sarà fatti un'idea abbastanza precisa delle potenzialità del Nikon 18-200mm f/3.5-5.6G IF-ED AF-S VR DX. Ricapitolando, siamo di fronte ad un obiettivo compatto, facilmente trasportabile ma in grado di coprire un range di focali molto estese. La qualità ottica è molto buona, eccellente se si considera che ha una escursione focale di 11,1x. L'obiettivo dà il meglio di se da 18mm a circa 60mm, mentre le focali intermedie, pur non notando particolari deficienze, sono apparse meno brillanti; risorge dai 135mm in su, sfoderando prestazioni rimarchevoli alla focale massima, degna di un'ottica fissa di alta qualità.

Sia le dimensioni contenute che l'ottima qualità generale sono state ottenute sacrificando un poco la luminosità dell'obiettivo, che a 200mm diventa un tranquillo f/5.6 – ma sempre VR, quindi con ben 4 stop di luminosità in più -. Fortunatamente questa apertura è pienamente utilizzabile, e la qualità migliora di poco diaframmando ulteriormente l'obiettivo.
Inoltre la presenza del sistema VR di seconda generazione II mette in secondo piano l'eventuale problema della luminosità massima dell'obiettivo. Ricordo invece che alla focale minima (18mm), l'obiettivo sfoggia un interessante f/3.5, un valore degno di un'ottica a focale fissa.

La messa a fuoco utilizzata in condizioni ragionevoli di luce, è veloce e precisa e ne permette l'uso dell'obiettivo anche per la fotografia sportiva. Meccanicamente è ben costruito, ovviamente superiore alle realizzazioni entry level, ma necessariamente al di sotto rispetto agli obiettivi di fascia più professionale. La costruzione compatta con elevata estensione zoom dell'ultimo pesante gruppo ottico frontale non permette, a focali intermedie, il posizionamento inclinato su cavalletto che richiederà il mantenimento della presa a mano sulla ghiera stessa. Durante il trasporto a tracolla per evitare la normale estensione zoom è consigliabile regolarlo sulla minima escursione grandangolare che corrisponde al minor ingombro possibile.

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Lo zoom alla focale di 18mm si presenta estremamente compatto.
Alla focale di 200mm la sua lunghezza, compreso il paraluce,
supera di poco i 20cm, quindi ancora facilmente gestibile a mano libera

Il paraluce è ben sagomato è ha dimostrato di svolgere egregiamente il proprio compito, ovviamente non lo si può utilizzare se si scatta con il flash integrato della fotocamera poiché si genererebbero vistose ombre sul soggetto; anche senza paraluce, alla focale minima e con soggetti ravvicinati, l'obiettivo genera una piccola ombra nella parte bassa dell'inquadratura con il lampeggiatore della reflex (situazione evidenziata anche dal manuale di istruzioni fornito a corredo con l'obiettivo); in questi casi sarebbe preferibile dotarsi di un pratico flash aggiuntivo SB-600 o SB-800 che risolvono completamente entrambi i problemi, e offrono anche una potenza luminosa decisamente superiore e versatile.

In macro, utilizzabile a 200mm per sfruttare il massimo rapporto di ingrandimento, l'obiettivo sfodera prestazioni molto buone, ovviamente inferiori ad ottiche specializzate come i fantastici Micro-Nikkor, ma ancora pienamente utilizzabili.

Difficile trovargli delle controindicazioni, è un obiettivo "universale" che permette di affrontare quasi ogni genere fotografico fornendo prestazioni interessanti; un compagno di viaggio insostituibile per tutte le occasioni.

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(thanks to nital.it)

Commenti (3)Add Comment
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scritto da Antonio, dicembre 17, 2007
Capperi!!!!!! Taglio l'obiettivo della mia sony con il flex ed incollo questo con super attak smilies/tongue.gif
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scritto da Maurizio, gennaio 25, 2008
Ebbene si ragazzi ... l'ho acquistato anch'io questo magnifico tuttofare!
Devo dire che è meglio di quanto si possa pensare ... con il VR di seconda generazione sembra quasi di avere tra le mani un F/2.8 !!!
Lo consiglio senza esitazioni ... parola di Occhiovivo!
smilies/wink.gif
...
scritto da Gian luigi, maggio 21, 2008
Caspita che articolo dettagliato e circostanziato.

Complimenti!

Gian Luigi

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