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La festa dei Morti ... i bambini e il culto del dono.

La misura della storia e dignità di un popolo trae spunto d’ispirazione anche dalla sua capacità di generare e perpetrare gli usi e le tradizioni.
La tradizione come “dono” che attraversa le generazioni, come “scambio del fare” che passa da una mano all’altra supportato dalla forza della parola, come “segreto rivelato” affinché possa rigenerarsi arricchendosi nel tempo della narrazione.
(foto di Luca Marchese)
(La narrazione di un piccolo reporter ... clicca su leggi tutto)

La narrazione di un piccolo reporter (a cura di Luca)

"Ciao sono Luca, ho sette anni e vivo a Palermo. Voglio raccontarvi una tradizione che mamma mi ha spiegato essere tutta nostra, perché anno dopo anno si tramanda solo qui nella mia città: la festa dei morti.


E’ una festa bellissima perché è così che ho conosciuto aneddoti e storie sui miei nonni, che non ho mai conosciuto ma che così come fanno con me i miei genitori anche loro da piccoli hanno festeggiato questo giorno, preparando tanti dolci per i loro cari.
La zia dice che è la storia della nostra famiglia, che si perpetua nel tempo. Non ho capito bene che significa ma lei dice che non devo avere fretta e che presto, un giorno, capirò.
Per adesso so solo che mi piace preparare per loro i dolcetti e ricevere piccoli regali.
Anche quest’anno abbiamo preparato le paste di mandorle e credo che ai nonni siano piaciuti visto che al mattino ne mancava qualcuna."










La festa dei defunti, una tradizione tutta Palermitana.

Chi dice che la globalizzazione ha reso tutto contaminato dalla dispersione delle differenze? Nel cuore delle case di tanti Palermitani, anche quest’anno fra la sera del primo e due novembre si è dato vita ad un rito, una tradizione che sappiamo essere tutta nostra: la festa dei morti. Si, perché è solo a Palermo che questa antica tradizione si perpetua celebrando la memoria dei defunti più cari, nonni, genitori, zii, parenti prossimi o lontani che con gioia si vogliono onorare ricordandoli attraverso la semplicità della narrazione. E' la commemorazione dei defunti e allo stesso tempo l'opportunità per insegnare ai bambini di non avere paura della morte.

(foto di Luca Marchese)

E’ la storia dell’appartenenza ad una famiglia, la vita che si rinnova grazie ai nostri cari che generandoci fanno parte di noi, di quello che oggi siamo. E l’augurio della continuità.
La festa ha origine e significati che si collegano a lontani culti pagani e al banchetto funebre, comune a tutti i popoli indo-europei, di cui si ha ancora memoria in Sicilia nel “consulu”, pranzo allestito dai vicini di casa per consolare i parenti dei defunti appena tumulati.

(foto di Luca Marchese)

Tutto ha inizio verso la fine di ottobre, quando le prime bancarelle fanno capolino tra le viuzze di alcuni rioni storici di Palermo come quello dell’Olivella. Un’esplosione di colori, giocattoli, dolciumi e “scaccio” che rievocano gli antichi suk arabi. Tutto è pronto per offrire ai genitori la possibilità di acquistare l’occorrente per allestire “u cannistru” (il canestro) da offrire ai defunti e i regali, da portare a casa in gran segreto, soprattutto lontano dagli occhi indiscreti dei bambini più piccoli che vivranno per qualche anno della loro vita nell’illusione che le anime dei più cari, hanno portato loro dei doni in segno di affetto.


(foto di Luca Marchese)

La preparazione “ru cannistru” è un rituale che si rinnova anno dopo anno, da generazione in generazione, secondo un ordine ben preciso. Il cesto sarà quindi colmo di biscotti come i tipici “ossi ri muortu” (biscotti di pasta di miele ricoperti di glassa bianca) o i “mustazzoli”, dolciumi di ogni genere e in particolare di “frutti di martorana”, frutta secca (noci, mandorle, nocciole, castagne, datteri, fichi, cruzziteddi) e fresca (arance primizie, melograni, manderini, meline, “murtidda” (bacche verdi). E ancora il tipico scaccio, miscuglio di calia, simienza, favi e nuciddi atturrati, arachidi e noccioline americane.


Sulla sommità del canestro troneggia la pupaccena, statuine di zucchero decorate a mano raffiguranti paladini, cavalieri e dame.
Il momento della preparazione (la sera del primo novembre) è una fase molto accurata che coinvolge tutta la famiglia. L’allestimento è l’occasione per raccontare ai più piccoli storie ed aneddoti di famiglia su nonni, zii e parenti che magari non hanno avuto modo di conoscere in vita. E la storia dell’appartenenza alla famiglia che si perpetua da generazioni in generazioni attraverso il racconto, la narrazione. Una volta completato viene esposto in casa, per qualche giorno, in un luogo dove possa essere anche apprezzato da parenti e amici.


E i più piccoli, nella fremente attesa del giorno dopo, andranno a letto sognando i piccoli doni che riceveranno in segno di affetto e riconoscenza di quell’offerta simbolica racchiusa in un “cannistru”.

(foto di Giorgia Sanfilippo)

C’è una preghiera propiziatoria inventata dai bambini più grandicelli e furbetti, che crescendo avevano intuito qualcosa e recita così: “animi santi, animi santi, io sugnu unu e vuiautri siti tanti. Mentri sugnu ‘ntra stu munnu di guai così di morti mittitiminni assai”.

Quando la memoria e la cultura diventa arte (Trucco e Parrucco a cura di Pino Ciacia e il suo team):


(foto di Laura Ciacia)


(foto di Laura Ciacia)

Alcuni Link interessanti sull'argomento:
www.sicilyland.it/festa_morti2.htm
www.palermoweb.com/panormus/curiosita/cannistru.htm
www.palermoweb.com/panormus/feste/i_morti.htm
www.pasticceriavabres.com/blog/category/blog/page/4
www.facebook.com/PinoCiaciaParrucchieri

Eventi in corso:
www.confcommercio.pa.it/news/notte-di-zucchero-11990.cfm


Il link alla ns. sezione pubblica dedicata:



(
Un ringraziamento agli autori per i testi e per le foto ... in particolare a Luca Marchese)
Vuoi pubblicare la foto del tuo "Cannistru"? Inviaci lo scatto!
Commenti (4)Add Comment
...
scritto da Sabrina, novembre 03, 2013
Interessante, soprattutto per il lavoro di recupero della preziosiosita valoriale sottesa nel profondo di questa tradizione. Complimenti soprattutto al piccolo reporter Luca
Merita una lettura l articolo cui al primo link nel quale è curato un approfondimento del Prof. Fragale, Antropologo, esperto di tradizioni popolari siciliane, che chiosa due aspetti di questo rito: la funzione ludica e allo stesso tempo educativa, ma in realtà non solo per i più piccoli.
...Il primo novembre è la giornata in cui la società siciliana decide che occorre impartire ai bambini una educazione finalizzata al rispetto dei propri morti. Educazione tesa anche all esaltazione dell identità familiare...
...Il valore educativo sta proprio nel rompere la soglia della paura col mondo dei morti. Cala la soglia di mistero tra i vivi e i defunti. Ai bambini si dice che i morti vogliono loro bene, non devono aver timore di coloro che gli portano in dono quello che di più bello possono desiderare: giocattoli e dolci. La caccia al tesoro del 2 mattina si chiamava infatti cercare i morti..trovare i morti. Tipica era la frase nel ritrovamento de li cosi di morti ..i doni Cca su ..qua sono. Quella di apparare i scarpi consisteva invece nel sistemare le scarpe vecchie in un angolo della casa, o in tempi più antichi addirittura disseminandole per il paese, per ritrovarle la mattina colme di dolci o sostituite da scarpine di zucchero o addirittura nuove...
Che dire ottimo articolo e ottimo sito
S.
...
scritto da giuseppe_p, novembre 03, 2013
Sono stato ai cantieri culturali alla zisa e devo dire che sono rimasto alquanto deluso. L iniziativa è pregiatissima e spero che il prossimo anno sia strutturata meglio. Non so quale fosse la visione del progetto ma purtroppo qualsiasi essa sia non mi pare abbia reso bene. Non penso che sarà difficile, basta partire dalle origini, proprio come questo articolo, recuperando con semplicità le nostre tradizioni. Da uomo non posso dare un parere molto competente, ma da quello che ho visto e dall'euforia delle donne, Pino Ciacia è stato il contributo più apprezzato. Devo ammettere che le sue creazioni mi hanno molto colpito. Per il resto, buona la prossima, sono sicuro. Forza Palermo
...
scritto da vito64, novembre 03, 2013
... adesso dobbiamo anche dribblare anche la concorrenza in erba smilies/wink.gif smilies/wink.gif smilies/wink.gif complimenti al piccolo reporter e bravo anche occhiovivo per le sue originali intuizioni
vito
...
scritto da martina, novembre 04, 2013
complimenti, che belle queste tradizioni ad avercele smilies/smiley.gif smilies/smiley.gif smilies/smiley.gif
m.

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