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Come fotografare la gente e catturare la poesia del quotidiano per le vie della città


FOTOGRAFARE IN PUBBLICO: COSI' LA LEGGE
Per fotografare qualsiasi soggetto in luogo pubblico non occorre, in linea di massima, alcuna autorizzazione. Deve intendersi per luogo pubblico quello nel quale le persone possono liberamente transitare o trattenersi senza che sia necessaria alcuna modalità per accedervi. Diversa è l'utilizzazione delle fotografie riprese in queste ambiti, per le quali è necessario tener presente il dettato del Codice Civile (diritto esclusivo sulla propria immagine), della Legge sul diritto d'autore nelle diverse ipotesi in cui la pubblicazione delle immagini di persone è lecita senza il consenso dei soggetti raffigurati e, da ultimo, le previsioni della cosiddetta "Legge sulla privacy". Queste, in particolare, hanno introdotto per via interpretativa criteri più restrittivi rispetto alle disposizioni precedenti, pur sempre in vigore. Esistono divieti di riprese fotografiche specifici ed assoluti, come nelle zone militari e nelle loro prossimità e divieti che possono operare per via indotta in base alla legge sul segreto militare. Quanto al contenzioso con le forze dell'ordine che spesso si verifica, e non solo con i fotografi professionisti, bisogna ancora tener presente l'art. 650 del Codice penale sulla "Inosservanza dei provvedimenti dell'autorità". Per approfondire tutti gli aspetti di questa delicata e complessa materia si rimanda alle pubblicazioni "Leggi e regolamenti sulla fotografia" e "La fotografia-Sequestri e divieti" reperibili attraverso il sito www.nuovaarnicaeditrice.com.
TECNICA E… PSICOLOGIA
E' difficile, in questo genere di fotografia tenere separati gli aspetti tecnici da quelli psicologici. E', infatti, l'approccio interiore che condiziona le scelte tecniche. L'esperienza sul campo, il desiderio di raccontare la realtà in un particolare modo sono altri fattori che apportano elementi decisivi al modo di affrontare tecnicamente il reportage di strada.
Il principiante. In linea di massima, per colui che si avvicina per la prima volta alla fotografia di persone sconosciute, possiamo consigliare l'uso di una focale abbastanza lunga (dai 100 ai 200mm ed oltre). Questa lo porrà al riparo dal blocco psicologico nel dover riprendere i soggetti voluti a distanza troppo ravvicinata. La ridotta profondità di campo, inoltre, permette d'isolare gli elementi salienti dello scatto da quelli di disturbo dello sfondo. Oppure, di rendere gli stessi sfondi riconoscibili sì, ma non definiti, ponendo così il soggetto principale al centro (narrativo) della scena.
Il fotoamatore esperto. Coloro che hanno un po' più d'esperienza, e quindi di sicurezza, potranno tentare un approccio più ravvicinato, scattando a pochi metri di distanza con focali più corte le quali consentono, se si desidera, d'inserire il soggetto pienamente nell'ambiente circostante grazie alla maggiore profondità di campo. Le focali ultra corte (dal 20mm fino al fisheye) distorcono le prospettive e, anche in questo caso, un appropriato uso le rende adatte a determinati tipi di riprese.

Mosso e sfocato. In molti casi, l'uso volontario del mosso (sia inseguendo il soggetto con un tempo di scatto lento, e cioè mediante l'uso del panning, oppure, lasciando che esso attraversi il nostro campo visivo, anche in questo caso con un tempo lento), permette effetti di notevole impatto. Allo stesso modo, la sfocatura selettiva (sul primo piano o sullo sfondo), può rendere interessante uno scatto altrimenti banale.
Saper prevedere. Alcune arguzie tecniche danno a chi ha sguardo ed intuizione pronti, la possibilità di comporre fotografie interessanti prevedendo quello che farà la persona che c'interessa ritrarre. Ad esempio, un uomo che corre verso uno sfondo che ci piace, passerà davanti ad esso e ci troverà pronti a scattare perché avremo avuto il tempo di preparare l'inquadratura, scegliere la coppia tempo/diaframma e così via.
Provare, provare, provare… Scattate, senza paura di sbagliare. Mai come in questo caso, la tecnica vi servirà a poco. Qui mettete in gioco voi stessi ed il vostro rapporto con gli altri esseri umani. Analizzate i risultati ottenuti e chiedetevi il perché. Chiedetevi se corrispondono alla vostra visione della vita e, se non lo sono, in che cosa se ne distanziano. Se non riuscite con il colore, provate con il bianconero e viceversa. E se i soggetti vi sembrano "distanti", la prossima volta, entrate più dentro. E, ricordate, nel "fiume dell'umanità", ci siete anche voi.

Come nell'alveo di un grande fiume, nelle strade delle nostre città milioni e milioni di persone scorrono ogni giorno. Un movimento incessante che passa accanto a noi sfiorandoci inconsapevole. La gente cammina, si muove, parla, legge, lavora, gioisce o soffre. Insomma, vive.
Raccontare la vita della gente, delle persone singole, come dei gruppi variamente composti dalle vicende umane, è stato, è e sarà sempre uno dei più grandi temi della fotografia. I grandi nomi di quest'arte che amiamo tanto, sono spesso diventati tali perché hanno riportato a noi frammenti di vita di persone sconosciute, ritratte in un gesto, un'espressione, uno sguardo, che ci hanno colpiti ed affascinati fino a rendersi indimenticabili. Un esempio per tutti: chi non ha impressi nella mente gli occhi della giovane afgana fotografata da Steve McCurry?
Al giorno d'oggi, però, ognuno di noi è letteralmente bombardato da milioni d'immagini che ritraggono la gente in ogni parte del mondo. Il più delle volte, il fotogiornalismo la fa da padrone, invadendo le nostre case con le catastrofi, le guerre, il dolore e la desolazione… Tutte le cose orribili del mondo sono quotidianamente sulla nostra tavola costringendoci, il più delle volte a voltare lo sguardo dall'altra parte per non restarne sopraffatti. Altre volte, immagini da paesi lontani ed esotici generano in noi un senso di frustrazione, costretti come siamo a dividere la nostra passione per la fotografia con gli altri mille impegni quotidiani.

C'è un'altra via… Non c'è bisogno di andare lontano, nella giungla del Borneo o nelle savane africane per trovare soggetti interessanti, non c'è necessariamente bisogno di eventi straordinari, di stragi in Iraq, di guerre in Uganda e di tsunami nell'Oceano Indiano per riportare avvenimenti degni di nota attraverso le nostre fotografie.
Ci sono le strade delle nostre città, ci sono i luoghi in cui viviamo tutti i giorni, c'è la gente comune che, all'apparenza, non ha niente di straordinario ma che, sapendo guardare, nasconde in sé il valore inestimabile della Poesia. Noi stessi, mentre percorriamo le nostre strade abituali, siamo parte di quell'immenso fiume che scorre. E allora, proviamo anche noi ad uscire di casa e raccontare le storie della gente. Lasciamoci trasportare dal fiume senza una meta precisa, senza un'idea precostituita, senza un'immagine già vista da imitare, lasciamoci andare e, prima o poi, qualcosa accadrà… Certo, come ha detto Fulvio Roiter, si può insegnare a fotografare, ma non si può insegnare a vedere. Ognuno di noi può però tentare di dare il massimo tenendo i propri sensi all'erta, imparando ad osservare bene ciò che gli accade intorno, rendendosi emotivamente partecipe con tutti coloro che vuole fotografare.
Però, questo non è per niente un genere di fotografia facile! Purtroppo, le immagini dobbiamo "rubarle" e non possiamo entrare in relazione diretta con i soggetti, altrimenti il gesto spontaneo, l'atteggiamento del corpo, l'espressione interessante, la relazione con l'ambiente circostante ne verrebbero alterati. Quello che vogliamo cogliere, ricordiamolo, è la poesia del quotidiano, e la nostra relazione con loro è puramente interiore.
Ma, alle volte, la timidezza ci blocca, oppure l'attimo è talmente fuggente che non riusciamo a fermarlo in tempo e l'incanto svanisce. La prima cosa di cui dobbiamo tener conto è che, di attimi come quello, ce ne sono infiniti e non dobbiamo scoraggiarci per averlo perso. Un'altra cosa importante, se non la più importante, è il rispetto. Non stiamo infatti lavorando con cose inanimate, stiamo fotografando delle Persone. Il nostro approccio (che migliorerà via via con l'esperienza) non deve essere invadente, né aggressivo ma piuttosto "soft", umile e, nello stesso tempo, sufficientemente disinvolto.

A parte le problematiche di privacy, che non riguardano però il fotoamatore che scatta per sé, dobbiamo tenere conto che ogni persona ha la sua sensibilità e, con il nostro comportamento, cercheremo sempre di non ferirla. Se, mentre riprendiamo, non visti, una scena, il soggetto si accorge improvvisamente di essere ritratto, cerchiamo di capire se è disturbato o meno dalle nostre azioni e tentiamo, con un sorriso, di sdrammatizzare la situazione oppure, se non sembra ben disposto, facciamo qualche altro scatto in una direzione più o meno simile, in modo da dimostrare che non stavamo fotografando proprio lui, ma altri particolari nelle vicinanze.
Non giochiamo poi, come si vede fare spesso, sull'aspetto ridicolo di certe situazioni, non insistiamo in maniera fine a se stessa su chi dalla vita non ha ricavato altro che sofferenza! Non cerchiamo il nostro piacere a dispetto altrui! Cerchiamo, nel caso, di trovare una modalità espressiva che trasfiguri nell'arte (o, nel tentativo di essa) quella sofferenza e ne trasmetta realmente l'essenza a chiunque la guardi. La nostra reale partecipazione emotiva, la nostra attenzione, un sottile gioco di mille sfumature interiori, differenziano un risultato che comunica, da un banale ed inutile esercizio figurativo.
Naturalmente, tutto questo vale sia nei luoghi in cui viviamo abitualmente, come in quelli che visitiamo viaggiando. Non trasportiamo noi stessi nei luoghi in cui andiamo, ma diventiamo parte di essi e della loro gente! Una volta di più, in questo caso diveniamo, per quell'ora, per quel giorno, una piccola parte del luogo in cui ci troviamo. Immergersi il più completamente possibile, dimenticare la propria provenienza, tutti gli altri luoghi precedenti, le proprie preferenze ed i propri pregiudizi. E allora, la musica di quelle nuove parole ci raggiungerà, il respiro della nuova città diventerà anche un po' il nostro. La vedremo vivere, la sentiremo pulsare della sua stessa energia. Le immagini ci appariranno davanti, non dovremo far altro che seguire le emozioni che sentiremo. Il modo in cui siamo fatto dentro ci darà la chiave interpretativa.

Una volta valutato il nostro modello comportamentale, vediamo ora quali possano essere gli spunti da cogliere per realizzare immagini che abbiano un significato e quindi trasmettere un'emozione.
Impariamo ad osservare attentamente i gesti, le azioni, la disposizione del corpo, valutiamo le espressioni dei volti, guardiamo i colori e le forme dell'abbigliamento, le luci che già da sole spesso danno un senso ad un'immagine e non dimentichiamo mai l'ambiente circostante.
Spesso, infatti, i monumenti, le strade, gli skyline, donano a noi esseri umani l'aura dell'eternità. Affacciarsi da un determinato ponte per guardare il fiume, leggere il giornale in un certo vicolo, fermarsi stupiti a guardare un grandioso monumento, non è la stessa cosa di gesti simili fatti in altri luoghi, meno significativi. Con il nostro obiettivo, cerchiamo di coglierlo questo significato, riportando l'impressione o l'essenza del luogo ove ci troviamo.
Gli elementi che abbiamo appena citato, s'intrecciano e si sovrappongono in mille maniere, con mille sfumature, formando un quadro sempre mutevole e dando a noi la possibilità di trovare ogni giorno quella poesia che stavamo cercando. Se siamo ben attenti, "qualcuno", improvvisamente, ci appare davanti agli occhi: sta consultando una guida con espressione assorta, sta disegnando schizzi sul suo taccuino, sta suonando un sax, un violino, una chitarra, oppure ci sfreccia veloce davanti in bicicletta, si bacia, tende una mano, apre un ombrello, fuma una sigaretta, si ferma ad un semaforo, guarda lontano immerso nei suoi pensieri o, magari, sta camminando in una fontana.
Ci sono i contrasti, c'è l'antico con il moderno, c'è l'allegria con la tristezza, c'è il bello ed il brutto, c'è l'amore, il particolare insolito, c'è la geometria ed il movimento, ci sono persino gli odori ed i sapori. Nelle strade che percorriamo tutti i giorni c'è la vita stessa, quella di tutti noi, ordinari e straordinari nello stesso tempo, con le nostre miserie, la nostra banalità e nel contempo, con la nostra origine divina.
Cercare di esprimere tutto questo attraverso la fotografia, non può che riavvicinarci almeno un poco proprio a quell'origine.

(Thanks to: reflex.it)
Commenti (3)Add Comment
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scritto da Eliseo Ottaviani, luglio 11, 2007
Finalmente ho le idee un pò più chiare.
Grazie per aver condiviso queste preziose informazioni. smilies/grin.gif
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scritto da Lupinanto - Antonio Pennisi, luglio 13, 2007
Già, ho le idee un'pò più chiare anche io....grazie mau per le news. Ottime guide.
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scritto da luca, agosto 27, 2011
eccellente, miniera di informazioni interessanti. Luca

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